07/11/2017
Codice appalti, così non va. Le aziende sane ma sfortunate nei sorteggi muoiono
Che il nuovo Codice degli appalti non abbia centrato alcuni degli obiettivi originari come agevolare l'accesso delle piccole imprese locali agli appalti pubblici, è cosa ormai risaputa e constatata da tutti, stazioni appaltanti compre. I principi in esso contenuti come economicità, efficacia, tempestività, correttezza, libera concorrenza, non discriminazione, trasparenza, proporzionalità e rotazione, paiono ancora sulla carta, nonostante la promulgazione di linee guida e decreti correttivi. Non c’è l'effettiva possibilità per le micro, piccole e medie imprese di partecipare alle gare e linee guida riguardanti le procedure sotto soglia, dove si dava spazio alle stazioni appaltanti di esercitare un mi-nimo di autonomia e discrezionalità, non hanno funzionato. Dopo oltre un anno dalla pubblicazione del nuovo Codice e dei correttivi successivi, dobbiamo constatare che imprese capaci tecnicamente, sane economicamente e serie nell'affrontare il mercato, cessano l'attività a causa di sistemi di gara in cui la procedura del sorteggio è il metodo principale per selezionare le imprese da invitare alla gara. In pratica il requisito principale o almeno il primo da dimostrare è la fortuna. Tutto il resto, qualifiche, organizzazione aziendale, mezzi, capacità progettuali ed esecutive, viene dopo.
Il lavoro di confronto con stazioni appaltanti locali e centrali uniche di committenza (di solito presso le unioni comunali), sta mettendo in luce approcci diversi, evidenziando anche difficoltà applicative da parte degli uffici stessi. Troviamo presso questi enti maggiore attenzione e condivisione dei problemi che stiamo elencando, riscontrando tuttavia, a parità di bandi, procedure di ogni tipo. Dalla manifestazione di interesse con successivo sorteggio di cui sopra, all'utilizzo dell'elenco fornitori per invitare le imprese (tutte quelle presenti in elenco e quando serve ancora il sorteggio). Dalla gara con offerta economicamente più vantaggiosa, alla gara con procedura aperta e offerta al massimo ribasso, con o senza applicazione dell'esclusione automatica delle offerte anomale.
Il criterio del sorteggio (sia dei nominativi che dei criteri), poi, fa sì che le imprese non studino più con attenzione le gare, ma partecipino 'a prescindere' con sconti che li garantiscano in caso di vittoria: tanto decide tutto la fortuna tramite il sorteggio".
Che il Codice Appalti, così come applicato, non aderisca ai principi che lo hanno ispirato lo abbiamo già detto. Tuttavia è importante segnalare come in altre regioni italiane stiano cercano di salvaguardare le imprese del territorio per le gare sotto soglia adottando punteggi inerenti la di-stanza dal luogo di esecuzione delle opere, oppure lo storico dei lavori già eseguiti per la medesima stazione appaltante. La nostra proposta dal comparto costruzioni, di riservare una quota di lavori alle micro e piccole imprese o stabilire una soglia (almeno 150/300mila euro) al di sotto della quale viene data l'esclusiva di partecipazione alle micro e piccole imprese che dal territorio non sono in grado di spostarsi, sia per motivi economici che organizzativi.
Sappiamo che altri paesi europei stanno ragionando in questo senso. È chiaro che se una piccola impresa locale, non in grado di operare a grandi distanze e organizzata per lavorare sul territorio, viene esclusa a priori dalla gara a causa di un sorteggio avverso, il principio fondamentale di libera concorrenza viene meno. È il paradosso dell'Italia tutte le volte che legifera, partendo dal sostegno alla micro e piccola impresa, spina dorsale del Paese, per poi scoprire che quanto viene deliberato non solo non sostiene, ma addirittura penalizza i beneficiari a cui si rivolge. Si chiama eterogenesi dei fini e faremo di tutto perché finisca.  
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